Un viaggio attraverso l'opera completa di Leonardo, dai manoscritti, alle sue impronte digitali, fino ai Leonardismi.


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I Futuristi: amore per Leonardo, nausea per la Gioconda

futurismo
"Nel Cinquecento mi chiamavo Leonardo…," così FuturBalla (Giacomo Balla, 1871-1958) scrive nella sua autobiografia fantastica. I Futuristi vedevano in Leonardo il loro genio precursore e detestavano la "Gioconda" come emblema cimiteriale.
Proprio un secolo fa, nel Manifesto del Futurismo, Marinetti esclama: "Che una volta all'anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda, ve lo concedo... Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perché volersi avvelenare? Perché volere imputridire?".
Invece, lo stesso Marinetti, in Una sensibilità italiana nata in Egitto, proclama: "Un coraggio temerario italiano che raggiunge l'apice poetico in mezzo ai pericoli del genio novatore tipicamente futurista di Leonardo da Vinci - Umberto Boccioni - Antonio Sant' Elia - Marinetti realizza una meravigliosa poesia capace di sintetizzare simultaneamente l'universo..."
Non sorprende quindi che Ardengo Soffici, in Giornale di bordo, esprima l'insofferenza verso la popolarità del dipinto recuperato dopo il furto del 1911: "Vedo scritto sur un muro a grandi lettere bianche su sfondo blu: Gioconda Acqua Purgativa Italiana. E poi giù la faccia melensa di Monna Lisa. Finalmente! Ecco che si comincia anche da noi a far della buona critica artistica".
Mentre nel 1914, nella rivista futurista «La Voce», il famoso storico d’arte Roberto Longhi stronca Leonardo, "accecato dallo psicologismo", e la Gioconda, definita una "pallida pagnottella," preferendole un’altra Lisa nel ritratto del pittore impressionista Auguste Renoir.
L’excursus futurista viene preceduto da Papini con il "suo Leonardo"(1903) e si conclude con la Commemorazione del Futurismo (1927) da parte di Ungaretti, che apre altre discussioni e interrogativi: "È mancato forse al Futurismo un uomo, un Leonardo, il quale non ignorando nulla della scienza e dell'arte del suo tempo, fosse in grado di avviare l'arte, di pari passo, su una strada parallela a quella dov'è in viaggio la scienza. Gli è sfuggito quindi, e totalmente, il carattere di magia dell'arte..."