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Mona Lisa Isleworth. Alessandro Vezzosi : "Mai formulato attribuzioni"

mona lisa isleworth

Si è svolta giovedì 27 settembre a Ginevra la conferenza stampa sulla Mona Lisa Isleworth. La Mona Lisa Foundation ha presentato il dipinto e un volume con le sue tesi di attribuzione a Leonardo.

Era presente il direttore del Museo Ideale Alessandro Vezzosi che ha voluto chiarire anche come Carlo Pedretti e lui non abbiano formulato attribuzioni del dipinto, ma lo considerano interessante e continuano a studiarlo con altri specialisti in vista di un confronto storico-critico-scientifico tra studiosi che finalmente possono vedere il dipinto dal vero per la prima volta.

Ecco l'intervento del Prof. Vezzosi:

“Con questo intervento mi propongo di esporre in rapida sintesi le vicende e le ragioni per le quali sono qui, e informare su ricerche in corso intorno alla Mona Lisa Isleworth nel contesto estremamente complesso degli studi su Monna Lisa / Gioconda, portati avanti con l’Archivio Leonardismi del Museo Ideale Leonardo Da Vinci e sotto l’egida dell’Armand Hammer Center for Leonardo Studies dell’Università di California a Los Angeles diretto da Carlo Pedretti.

Ginevra non è solo un grande porto franco dell’arte. È anche la città universitaria che conserva il manoscritto del De Divina Proportione di Luca Pacioli per Ludovico il Moro, illustrato con i disegni di Leonardo. È anche un luogo di concentrazione di opere d’arte nei caveaux, mentre la nostra vocazione è fra l’altro quella di riscoprire, pubblicare ed esporre opere d’arte sconosciute e inaccessibili.

Quarant’anni fa ho iniziato l’Archivio Leonardismi, con la raccolta dei più diversi documenti – dall’arte ai mass media, attraverso cinque secoli – sulle opere di Leonardo e della sua cerchia. Sempre più, ogni giorno si registrano novità e oggi migliaia di “reperti” costituiscono il “Mundaneum Gioconde” in continua crescita. Nel 1981 ho curato, a Vinci, la prima mostra di Leonardismi in cui appariva già la documentazione sulla Mona Lisa Isleworth con il libro di Henry Pulitzer “Where is the Mona Lisa?” che suscitò grande attenzione; vi erano pure la Joconde L.H.O.O.Q. e la Rasée di Duchamp che crearono vivaci polemiche. Nel 1988, curando a Firenze la mostra “Leonardo scomparso e ritrovato”, presentai con vasta eco un’interpretazione di Carlo Pedretti e Andrè Chastel relativa alla Gioconda nel “Diario” scritto dal De Beatis della visita del cardinale d’Aragona a Leonardo in Amboise nell’ottobre 1517. La nuova ipotesi, fondata anche su ragioni stilistiche, era che la Gioconda del Louvre non raffigurasse la Monna Lisa del Giocondo descritta da Vasari (che per altro, fra osservazioni discutibili, ha infine ispirato il nome del capolavoro del Louvre e la sua controversa datazione al 1502-1506), ma fosse stata dipinta per Giuliano de’ Medici verso il 1514.

Ciò suggeriva un’altra ipotesi – coincidente con la citazione di Lomazzo, nel Trattato del 1584 – dell’esistenza di due quadri diversi (Gioconda e Monna Lisa), due differenti ritratti che da allora ho ricercato ininterrottamente, con passione.

Col passare del tempo mi ero reso conto che il capolavoro del Louvre, il ritratto, o meglio la pittura più famosa al mondo, non è in realtà conosciuto con certezza per quanto riguarda aspetti fondamentali come la datazione, la committenza e l’identità del personaggio. Una scoperta d’archivio del 1991 rivelava che l’inventario dei beni di Salai alla sua morte menzionava per la prima volta una Gioconda. Altri – ma non io – hanno pensato che si trattasse del dipinto del Louvre: si possono fare diverse ipotesi, poiché viene citato un dipinto senza descriverlo.

Nel 2005-2007 veniva divulgato l’eccezionale ritrovamento nella Biblioteca di Heidelberg di una postilla di Agostino Vespucci che, nell’autunno del 1503, attestava come Leonardo avesse compiuto solo la testa di un ritratto di “Lisa del Giocondo”.

La mia interpretazione è stata quella di notare la probabile incompatibilità tra questo ritratto incompiuto e la Gioconda del Louvre, anche per ragioni di committenza (Francesco del Giocondo e non Giuliano de’ Medici). Si rafforzava così l’idea di due diversi ritratti. Altre novità rilevanti sono emerse con gli esami scientifici della Gioconda del Louvre (2006) e, più recentemente, della Gioconda del Prado (piuttosto per la riflettografia che per il paesaggio). Semplificando molteplici considerazioni storico-critiche, i disegni sottostanti delle due Gioconde – una chiaramente dipinta da Leonardo e l’altra da un seguace – mi hanno fatto pensare, nella genesi della composizione, non tanto all’incompiuta del 1503 quanto all’estrema maturità di Leonardo (1514?).

Nel 2009-2010 non abbiamo potuto mostrare a Vinci, nel Museo Ideale, la Mona Lisa Isleworth; è stata invece esposta in Giappone in tre Musei, nella mostra “Leonardo e l’idea della bellezza” da noi curata nel 2011-2012, lasciando sempre aperta la problematica dell’attribuzione e della datazione: notevole è risultato l’interesse positivo di critica e di pubblico.

È estremamente costruttivo che sia nata la “Mona Lisa Foundation” per far conoscere la Mona Lisa Isleworth nella complessità della tematica “Monna Lisa-Gioconda”, promuovendo un centro studi permanente.

È significativo che non sia una galleria o un mercante a presentare il dipinto in anteprima qui a Ginevra, e che non si parli di valori venali.

La “Mona Lisa Foundation” ha una precisa convinzione che oggi ha affermato e spiegato in conferenza stampa: che la Mona Lisa Isleworth sia la prima versione incompiuta della Monna Lisa di Leonardo, abbozzata nel 1503. E l’afferma non solo con la pubblicazione di un primo volume, ma promuovendo ulteriori ricerche e un confronto fra gli studiosi, offrendo finalmente a un gran numero di addetti ai lavori la possibilità di vederla in originale.

Certo l’attribuzione di un dipinto è un procedimento estremamente complesso, che richiede convergenza di indagini, risultati e interpretazioni, verifiche e giudizi, e condivisione tra specialisti.

Il mio metodo è quello dei lavori in corso, fondato su ricerche e ipotesi, e sui punti interrogativi, soprattutto nelle attribuzioni, nel rispetto del confronto storico-scientifico e del divenire della critica. Quasi sempre, quando si registra una scoperta o un’intuizione, sembra di  raggiungere una ragionevole certezza, ma in verità si aprono ulteriori linee di ricerca.

La Mona Lisa Isleworth è un’opera importante, che merita rispetto e grande considerazione: un dibattito scientifico e storico-artistico fra specialisti più che un’eco mediatica. Insieme con Carlo Pedretti e il suo centro studi, le nostre ricerche in corso sono attualmente orientate in tutte le direzioni: dalla esecuzione e datazione del dipinto all’evoluzione della superficie pittorica (discontinua fra antiche integrazioni e abrasioni nel tempo), fino alla sua provenienza prima del 1913…

Al di là della Gioconda del Louvre, allo stato attuale delle conoscenze, fra le innumerevoli versioni, copie e varianti di “Dama nella loggia / Monna Lisa / Gioconda”, la Mona Lisa Isleworth sembra essere quella che più di ogni altra presenta due elementi ipoteticamente riconducibili alla Lisa del 1503: la sola testa (viste le differenze tra la qualità del volto e il resto del quadro), in relazione al documento di Heidelberg, e l’abbozzo della composizione di Dama nella loggia con – oltre alle “belle mani” – le colonne ben visibili (anche se ripassate) come nel disegno di Raffaello databile intorno al 1504-1505 (e poi nella Dama del liocorno).

La “Mona Lisa Foundation” evidenzia oggi la sua convinzione che la Gioconda del Louvre e questa Mona Lisa Isleworth (ritenuta più giovanile) ritraggano la stessa persona a distanza di anni: è una possibilità avvincente, un’ipotesi di lavoro naturalmente da discutere nel confronto tra studiosi che la stessa Fondazione sta promuovendo. La presentazione odierna sembra concludere un ciclo di studi della “Mona Lisa Foundation” e aprirne un altro.

Desidero ripetere che è in corso una ricerca in progress parallela, coordinata da Carlo Pedretti e da me, e che anche altri specialisti si stanno interessando alla Mona Lisa Isleworth. E sottolineare ancora l’importanza che la giornata di oggi segni l’inizio di un approfondimento e di un confronto scientifico e critico aperto, che nasce anche dalla possibilità di esaminare per la prima volta in Europa il dipinto: un confronto rigorosamente finalizzato a non fare anticipazioni, e invece a dar vita, prima possibile, a un convegno di studi.

Mi sia consentito di concludere con le parole di Leonardo stesso, quando cita sant’Agostino dal Fior di virtù del 1491: «Nessuna cosa si può amare né odiare [e quindi giudicare] se prima non si ha cognizion di quella».


Speech by Alessandro Vezzosi:

I take the floor to present fairly briefly the events and the reasons that brought me here and to inform you about the ongoing research on the Isleworth Mona Lisa. Such research is part of the extremely complex studies on Monna Lisa / Gioconda that are being carried out with the Archivio Leonardismi of the Museo Ideale Leonardo Da Vinci and under the auspices of the Armand Hammer Center for Leonardo Studies of the University of California, Los Angeles, directed by Carlo Pedretti.
Geneva is not only an important free port for the arts. It is also a university city, whose Library holds the De Divina Proportione manuscript by Luca Pacioli for Ludovico il Moro, with illustrations drawn by Leonardo. Many works of art are kept in this city's vaults, while our calling is – inter alia – to rediscover, to publish and to exhibit works of art hitherto unknown and inaccessible.
I started the Archivio Leonardismi forty years ago, gathering very diverse documents – from arts to mass media over five centuries – concerning Leonardo's works and those of his circle. Every day, more and more, something new appears and today thousands of images make up the “Mundaneum Gioconde” - which is still growing. In 1981, I curated in Vinci the first exhibition of Leonardismi, which already presented the documentation on the Isleworth Mona Lisa with Henry Pulitzer's book “Where is the Mona Lisa?”, which raised much attention, as well as Marcel Duchamp's Joconde L.H.O.O.Q. and Rasée which raised much controversy. In 1988, as curator of the Florence exhibition “Leonardo Lost and Found”, I presented a much commented interpretation by Carlo Pedretti and André Chastel concerning the notes about the Gioconda in the “Diary” written by Antonio De Beatis – relating the visit by Cardinal Luigi of Aragon to Leonardo in Amboise in October 1517.
The new hypothesis, based also on elements of style, was that the Louvre's Gioconda did not represent the Monna Lisa del Giocondo described by Vasari (who eventually – among debatable observations - was at the origin of the name for the Louvre's masterpiece and its disputed dating to 1502-1506) but was painted for Giuliano de' Medici around 1514.
This suggested another hypothesis, which coincided with the quotation by Gian Paolo Lomazzo in his Trattato of 1584: the existence of two distinct paintings (Gioconda and Monna Lisa), two portraits that I have been looking for passionately since then.
As time went by, I realized that there are some fundamental aspects concerning the Louvre's
portrait – that masterpiece that is the most famous painting in the world – that are not really known with certainty, such as its dating, the identity of the person who commissioned it and that of the person it represents.
In 1991, an archival discovery revealed that the inventory of Salai's properties at the time of his death mentioned a Gioconda for the first time. Someone thought – unlike myself – that it was the Louvre painting. However, many suppositions may be possible since the painting is only mentioned and not described or reproduced.
In 2005-2007, news were published about the exceptional discovery at the Heidelberg Library of a gloss written by Agostino Vespucci in the Autumn of 1503, a note to be interpreted in the sense that Leonardo painted only the head of a portrait of “Lisa del Giocondo”.
My interpretation of this led me to point out that such an unfinished portrait would be incompatible with the Louvre Gioconda, including the aspect concerning the identity of the person who commissioned it (Francesco del Giocondo and not Giuliano de' Medici). This gave more weight to the idea that there were two distinct portraits.
Other important findings emerged with the scientific tests made on the Louvre Gioconda in 2006 and, more recently, on the Prado Gioconda (in this case more through reflectography than through the landscape). Putting many historic-critical considerations in a nutshell, the underdrawing of both paintings – one of which was clearly painted by Leonardo and the other by one of his followers – reminded me not so much of the unfinished portrait of 1503 as of Leonardo's maturity (1514?) as far as the genesis of the composition is concerned.
In 2009-2010, we could not exhibit the Isleworth Mona Lisa at the Museo Ideale in Vinci. However, through our Museum it was shown in three museums in Japan in 2011-2012, in the exhibition entitled “Leonardo and the idea of beauty”, where the questions of dating and attribution were left open. Both critics and the public showed a much positive interest.
By fostering a permanent research centre, the newly established “Mona Lisa Foundation” was extremely constructive to place the Isleworth Mona Lisa into the complexities of the “Monna Lisa-Gioconda” context.
It is significant that the preview of the painting should take place here in Geneva, and that it is not organized by a gallery or an art merchant and that no mention of a selling value is made.
The “Mona Lisa Foundation” stated and explained today in a press conference its firm belief that the Isleworth Mona Lisa is the first, unfinished, version of Leonardo's Monna Lisa that he started in 1503. The Foundation stresses its belief not only by publishing a first volume, but by fostering further research and confrontation among scholars and by allowing a large number of connoisseurs the opportunity to see the original painting.
Clearly, attributing a painting is an extremely complex process, which requires converging investigations, results and interpretations, inspections and judgements, all shared by experts. My method is that of ongoing works, based on research and hypothesis, on question marks –
especially as regards the attribution – bearing in mind history and scientific findings and the evolution of criticism. Very often, when a discovery is made or an intuition is expressed, it seems that a reasonable certainty is at hand, while this only opens new pathways to research.
The Isleworth Mona Lisa is an important work of art deserving respect and strong consideration as well as a scientific, historic and artistic debate among specialists rather than a purely media interest. The research we are carrying out at present in conjunction with Carlo Pedretti and his research centre is all encompassing: the execution of the painting, its dating, the evolution of the painting's surface (short as it is in continuity due to old inclusions and abrasions over time), its provenance before 1913 and so on.
Apart from the Louvre Gioconda, as far as we know today, and among the many versions, copies and variants of “Dama nella loggia / Monna Lisa / Gioconda”, the Isleworth Mona Lisa seems to be the one that, more than any other, presents two elements that could well be traced back to the 1503 Lisa. The first one is the head alone (given the difference in quality between the face and the rest of the painting) in relation to the Heidelberg document. The second one is the sketch of the composition of Dama nella loggia with the “beautiful hands” and the well visible (although drawn over) columns as in the Raphael drawing of about 1504-1505 (and subsequently in the Young woman with Unicorn).
Today, the “Mona Lisa Foundation” stresses its belief that the Louvre's Gioconda and this Isleworth Mona Lisa (considered an earlier painting) portray the same person in two different moments of life. It is a fascinating possibly, a working hypotesis that will have to be subjected to a discussion among scholars, an occasion that the Foundation is fostering. This presentation seems to close a cycle of studies carried out by the “Mona Lisa Foundation” and to open a new one.
I wish to stress that a parallel research is in progress, which is coordinated by Carlo Pedretti and myself. Other specialists have shown their interest in the Isleworth Mona Lisa.
This meeting of ours is important in so far as it marks the beginning of an open, scientific and critical in-depth study and confrontation, thanks also to the opportunity which is provided to examine the painting for the first time in Europe. This kind of discussion should lead to scholarly meetings as soon as possible, without any hazardous announcements. Allow me to conclude with Leonardo’s own words when he quotes St. Augustine from the Fior di virtù of 1491: «Nothing may be loved or hated [and therefore judged] without thorough knowledge of it».